Banca Marche : fiducia e consulenza

Era nell’ aria da tempo , ma ora ne abbiamo certezza: le azioni di Banca Marche valgono zero!

Quasi tutti oggi sappiamo che senza questa operazione , parte integrante del salvataggio messo in atto dal sistema bancario, Banca Marche sarebbe fallita. E’ proprio questo il punto : oggi tutti sappiamo , ma ieri?

Quando agli sportelli venivano proposte le azioni dell’ istituto di credito , c’ era consapevolezza di questo rischio? E sopratutto , chi acquistava ne era realmente a conoscenza?

Un rapporto professionale si basa sopratutto sulla fiducia e sul fatto che il professionista davanti a me sia realmente un consulente che in maniera trasparente mi prospetta una possibilità di invenstimento , analizzando il mio profilo di rischio e  la mia capacità di spesa.

Ivass e Consob emanano ogni anno aggiornamenti sul concetto di “profilazione del cliente” e su ” propensione al rischio”, ovvero la conoscenza delle reali capacità di spesa , della situazione finanziaria/ patrimoniale di ogni “investitore” e la sua propensione a correre un rischio nel suo investimento.

Questi strumenti servono al consulente a proporre una situazione di investimento o un prodotto adeguato alla persona che ho difronte , rendendola anche consapevole dei rischi connessi a tale investimento.

 Ci domandiamo , le azioni Banca delle Marche vendute nell’ ultimo periodo, precedente alla notorietà delle informazioni pubbliche sul dissesto dell’ istituto , sono state vendute in maniera corretta? Come mai molti risparmiatori , che oggi hanno visto azzerare il loro investimento azionario si mostrano sorpresi ?

 Da assicuratori, il nostro compito è proteggere , per cui siamo inclini alla proposizione di prodotti a BASSO RISCHIO , che rispondono , solitamente , al profilo del piccolo risparmiatore, quello stesso risparmiatore che oggi si dichiara sorpreso di aver perso il suo investimento.

FIDUCIA E CONSULENZA , non sono due parole banali , sono i pilastri della professionalità degli intermediari assicurativi sul mercato.

Capitali impignorabili e insequestrabili: con le polizze vita si può!!!

Riportiamo un interessante

articolo a firma di Ennio

Montagnani dal quotidiano

Il Giornale.

“Ecco le polizze da sottoscrivere a favore di un beneficiario escludendo l’asse ereditario o i rischi fallimentari.

 Come riuscire ad accantonare un capitale per una persona cara al di fuori dell’asse ereditario? Come evitare che in caso del fallimento della propria azienda tutto il patrimonio personale finisca eroso dai creditori?

 Possono essere utilizzate le polizze vita che sono impignorabili e insequestrabili

 .Ai sensi dell’articolo 1923 del codice civile, le somme corrisposte dalla compagnia al contraente (cioè colui che versa il premio) o al beneficiario non sono soggette ad azione esecutiva o cautelare. Ciò significa che, anche in caso di fallimento del contraente o del beneficiario, tali somme non vengono ripartite tra i creditori.

Inoltre, i capitali assicurati non entrano nell’asse ereditario.

 Ai sensi dell’articolo 1920 del codice civile il beneficiario (che può essere al 100% anche una persona al di fuori dell’asse ereditario) acquista, per effetto della designazione, un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione, per cui le somme corrisposte a seguito del decesso dell’assicurato non rientrano nell’asse ereditario e non sono soggette a imposta di successione.

Ne deriva che l’assicurato versa il premio alla compagnia in un’unica soluzione (per esempio 100mila euro) o in più soluzioni (per esempio 500 euro al mese) e, dopo l’«evento decesso» o alla scadenza del contratto, lui (nel caso sia il beneficiario) o i beneficiari terzi incassano il capitale maturato: la legge prevede che tali somme non potranno essere sottoposte a pignoramenti, escludendo qualsiasi creditore.

Tuttavia, le polizze vita hanno visto il proliferare anche di forme di abuso per«segregare» il patrimonio, magari subito prima del fallimento di un’impresa o proprio con lo scopo di recare danno ai futuri (e magari certi) creditori. Non a caso, diverse sentenze negli ultimi anni, hanno stabilito che alcune polizze vita di tipo index linked (con sottostanti obbligazioni collegate ai mercati finanziari) e di tipo unit linked (che investono in fondi comuni, etf e titoli) non avessero i requisiti tipici di tutela/previdenza delle polizze vita classiche e non potessero beneficiare dello status di insequestrabilità e impignorabilità.

Pertanto per stabilire se la polizza vita possa perdere questo status è necessario esaminare le tempistiche della polizza e verificare se esse siano dubbie (per esempio perché la sottoscrizione è stata fatta subito prima rispetto a un debito che si sapeva di fare subito dopo).

Inoltre occorre appurare se si tratta di una polizza con natura previdenziale oppure se sia caratterizzata da un profilo prevalente di natura finanziaria che cataloga il contratto come risparmio/investimento e non come tutela/previdenza.”